Anthropic Interviewer: 1.250 professionisti raccontano come l’intelligenza artificiale sta trasformando il loro lavoro

Un nuovo strumento per comprendere l’impatto dell’AI sul lavoro

Il 4 dicembre 2025, Anthropic ha lanciato Anthropic Interviewer, uno strumento innovativo progettato per indagare le prospettive delle persone sull’intelligenza artificiale. Alimentato da Claude, questo sistema conduce interviste dettagliate su larga scala, raccogliendo dati qualitativi che i ricercatori umani possono poi analizzare. L’obiettivo? Comprendere come milioni di utenti stanno integrando l’AI nel loro quotidiano professionale e personale.

Per testare le potenzialità di questo strumento, Anthropic ha condotto 1.250 interviste con professionisti di diversi settori: 1.000 dalla forza lavoro generale, 125 scienziati e 125 creativi. I risultati, resi pubblici con il consenso dei partecipanti, offrono uno sguardo prezioso su come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il mondo del lavoro.

L’ottimismo prevale, ma non mancano le preoccupazioni

Dalle interviste emerge un quadro complessivamente positivo. L’86% dei professionisti della forza lavoro generale ha dichiarato che l’AI fa risparmiare tempo, mentre il 65% si è detto soddisfatto del ruolo che questa tecnologia svolge nel proprio lavoro. Tra i creativi, i numeri sono ancora più sorprendenti: il 97% afferma che l’AI riduce i tempi, e il 68% ritiene che migliori la qualità del proprio lavoro.

Tuttavia, non tutto è rose e fiori. Il 69% dei professionisti ha menzionato uno stigma sociale legato all’uso di strumenti AI sul posto di lavoro. Come ha raccontato un fact-checker durante la sua intervista: “Un collega ha detto recentemente di odiare l’AI e io non ho detto nulla. Non racconto a nessuno il mio processo perché so come si sentono molte persone riguardo all’AI”.

Tra sicurezza e ansia per il futuro

Un altro dato significativo: mentre il 41% degli intervistati si sente sicuro nel proprio lavoro, convinto che le competenze umane siano insostituibili, il 55% manifesta ansia riguardo all’impatto futuro dell’intelligenza artificiale. Di questi, il 25% ha stabilito confini precisi nell’uso dell’AI (come un educatore che preferisce creare sempre personalmente i piani di lezione), mentre un altro 25% ha adattato il proprio ruolo, assumendo responsabilità aggiuntive o specializzandosi ulteriormente.

Gli approcci variano notevolmente. Un manager della qualità dei dati ha scelto l’apprendimento rispetto all’automazione: “Cerco di pensarci come allo studio di una lingua straniera: usare semplicemente un’app di traduzione non ti insegnerà nulla, ma avere un tutor che può rispondere alle domande e personalizzare per le tue esigenze ti aiuterà davvero”. Un interprete, invece, sta già preparandosi a cambiare carriera: “Credo che l’AI sostituirà alla fine la maggior parte degli interpreti… quindi mi sto già preparando per un cambio di carriera, possibilmente ottenendo un diploma ed entrando in un mestiere diverso”.

I creativi navigano tra produttività e stigma

I professionisti creativi rappresentano un caso particolarmente interessante. Nonostante i benefici in termini di produttività, il 70% ha espresso preoccupazione per il giudizio dei colleghi. Un artista che realizza mappe ha dichiarato: “Non voglio che il mio marchio e l’immagine della mia attività siano così fortemente legati all’AI e allo stigma che la circonda”.

Ansia economica e controllo creativo

Le preoccupazioni economiche permeano le interviste dei creativi. Un doppiatore ha affermato: “Alcuni settori del doppiaggio sono essenzialmente morti a causa dell’ascesa dell’AI, come il doppiaggio industriale”. Un compositore teme piattaforme che potrebbero “sfruttare la tecnologia AI insieme alle loro librerie editoriali per generare infinitamente nuova musica”, inondando il mercato di alternative economiche alla musica prodotta dall’uomo.

Tutti i 125 partecipanti creativi hanno menzionato il desiderio di mantenere il controllo sui propri output creativi. Tuttavia, questo confine si è rivelato instabile nella pratica: molti hanno ammesso momenti in cui l’AI ha guidato le decisioni creative. Un artista ha confessato: “L’AI sta guidando una buona parte dei concetti; io cerco semplicemente di guidarla… 60% AI, 40% le mie idee”. Un musicista ha detto: “Odio ammetterlo, ma il plugin ha il maggior controllo quando lo utilizzo”.

Gli scienziati cercano partnership, ma non possono ancora fidarsi

Per gli scienziati, il quadro è diverso. Le interviste con ricercatori in chimica, fisica, biologia e campi computazionali hanno rivelato che, in molti casi, l’AI non riesce ancora a gestire elementi centrali della loro ricerca come la generazione di ipotesi e la sperimentazione. Gli scienziati utilizzano principalmente l’AI per altre attività: revisione della letteratura, programmazione e scrittura.

Fiducia e affidabilità: le barriere principali

Le preoccupazioni relative a fiducia e affidabilità sono state la barriera principale nel 79% delle interviste; i limiti tecnici degli attuali sistemi AI sono apparsi nel 27% dei casi. Un ricercatore in sicurezza informatica ha osservato: “La nostra fiducia nell’AI non è abbastanza alta al momento per affidarle i nostri dati. Siamo anche un’entità commerciale, quindi c’è un po’ di preoccupazione sulla riservatezza dei dati che potremmo condividere con un sistema AI”.

Un matematico ha fatto eco a questa frustrazione: “Dopo che devo passare il tempo a verificare l’output dell’AI, finisce per essere praticamente lo stesso tempo”. Un ingegnere chimico ha notato preoccupazioni riguardo alla “sycophancy”, spiegando che: “L’AI tende a compiacere le sensibilità [degli utenti] e cambia la sua risposta a seconda di come formulano una domanda. L’incoerenza tende a rendermi scettico riguardo alla risposta dell’AI”.

Il desiderio di un partner di ricerca affidabile

Nonostante i limiti attuali, il 91% degli scienziati ha espresso il desiderio di maggiore assistenza AI nella propria ricerca. Circa un terzo immagina assistenza principalmente con compiti di scrittura, ma la maggioranza vorrebbe supporto in tutte le fasi della ricerca: critica del design sperimentale, accesso a database scientifici ed esecuzione di analisi. Un desiderio comune è un’AI che possa produrre nuove idee scientifiche. Uno scienziato medico ha detto: “Vorrei che l’AI potesse… aiutare a generare o supportare ipotesi o cercare interazioni/relazioni nuove che non sono immediatamente evidenti per gli umani”.

Augmentation vs automation: come i professionisti usano l’AI

Una distinzione interessante emersa dalla ricerca riguarda come i professionisti descrivono il loro uso dell’AI. Il 65% ha descritto il ruolo primario dell’AI come “augmentativo” (l’AI collabora con l’utente per svolgere un compito), mentre il 35% lo ha definito “automativo” (l’AI esegue direttamente i compiti).

Questo dato diverge dall’analisi precedente di Anthropic sull’uso effettivo di Claude, che mostrava una divisione più equilibrata: 47% augmentation e 49% automation. Questa discrepanza potrebbe derivare da differenze nel campione, dalla difficoltà di categorizzare conversazioni complesse, o dal fatto che i professionisti percepiscono il loro uso dell’AI come più collaborativo di quanto non sia nella pratica.

Uno sguardo al futuro del lavoro

I professionisti immaginano un futuro caratterizzato sia da augmentation che da automation: l’automazione di compiti di routine e amministrativi, mantenendo la supervisione umana. Il 48% degli intervistati sta considerando di transitare verso posizioni focalizzate sulla gestione e supervisione di sistemi AI piuttosto che sull’esecuzione diretta del lavoro tecnico.

Un pastore ha detto: “…se uso l’AI e miglioro le mie competenze con essa, può farmi risparmiare così tanto tempo sul lato amministrativo che mi libererà per stare con le persone”. Ha anche sottolineato l’importanza di “buoni confini”, evitando di diventare “così dipendente dall’AI da non poter vivere senza di essa o fare ciò a cui sono chiamato”.

Come funziona anthropic interviewer

Anthropic Interviewer opera in tre fasi distinte: pianificazione, intervista e analisi. Durante la fase di pianificazione, lo strumento crea una rubrica di intervista che gli consente di concentrarsi sulle stesse domande di ricerca generali attraverso centinaia o migliaia di interviste, pur rimanendo abbastanza flessibile da accogliere variazioni e tangenti che potrebbero verificarsi in singole interviste.

Nella fase di intervista, Anthropic Interviewer conduce interviste adattive in tempo reale seguendo il suo piano. Le interviste appaiono su Claude.ai e durano circa 10-15 minuti con ciascun partecipante. Infine, nella fase di analisi, un ricercatore umano collabora con Anthropic Interviewer per analizzare le trascrizioni, identificando temi emergenti e quantificandone la prevalenza tra i partecipanti.

L’impatto economico dell’AI: i numeri dell’anthropic economic index

Oltre alle interviste qualitative, Anthropic ha condotto un’analisi quantitativa su 100.000 conversazioni di Claude. I risultati sono impressionanti: l’AI riduce il tempo delle attività dell’80% in media. I compiti analizzati richiederebbero circa 90 minuti per essere completati senza assistenza AI.

Se adottati universalmente in 10 anni, i modelli attuali potrebbero aumentare la crescita della produttività del lavoro negli Stati Uniti dell’1,8% annualmente, raddoppiando i tassi recenti. I settori del lavoro cognitivo come lo sviluppo software e il management vedono i guadagni maggiori.

Partnership per il futuro dell’intelligenza artificiale

Anthropic sta espandendo le sue collaborazioni per comprendere meglio come l’AI può servire comunità specifiche. Per i creativi, l’azienda sta supportando mostre, workshop ed eventi, con partnership con istituzioni culturali come LAS Art Foundation, Mori Art Museum e Tate. Per gli scienziati, sta collaborando con i beneficiari delle sue borse di studio AI for Science per capire come l’AI può meglio servire la loro ricerca.

Nel settore educativo, Anthropic ha recentemente collaborato con l’American Federation of Teachers (AFT) per rimodellare la formazione degli insegnanti nell’era dell’AI. Questo programma mira a supportare 400.000 insegnanti nell’educazione all’AI e introdurre la loro prospettiva nello sviluppo di sistemi AI.

Verso una comprensione più profonda del rapporto uomo-AI

Il lancio di Anthropic Interviewer rappresenta un passo significativo verso la comprensione di come le persone stanno vivendo la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Questo strumento non si limita a raccogliere dati quantitativi sull’uso dell’AI, ma cattura le sfumature emotive, le preoccupazioni e le speranze delle persone.

I partecipanti hanno espresso notevole soddisfazione con l’esperienza di intervista: il 97,6% ha valutato la propria soddisfazione con un punteggio di 5 o superiore su una scala di 7, e il 99,12% ha affermato che raccomanderebbe questo formato di intervista ad altri. Questi numeri suggeriscono che le persone sono disposte a condividere le loro prospettive con sistemi AI quando questi dimostrano capacità di ascolto e comprensione genuine.

Limitazioni e prospettive future

Come ogni ricerca, anche questo studio presenta alcune limitazioni. Il campione, reclutato attraverso piattaforme di crowdworking, potrebbe non essere completamente rappresentativo della forza lavoro generale. Inoltre, i partecipanti sapevano di essere intervistati da un sistema AI sul loro uso dell’AI, il che potrebbe aver influenzato le loro risposte.

L’analisi cattura un’istantanea dell’attuale uso e delle attitudini verso l’AI, ma non può tracciare come queste relazioni si evolvono nel tempo. Nonostante queste limitazioni, i dati forniscono segnali preziosi sull’impatto dell’AI sul lavoro e sulla vita delle persone.

Il futuro della ricerca con anthropic interviewer

Anthropic continua a utilizzare il suo strumento di intervista per comprendere meglio come le persone immaginano il ruolo dell’AI nelle loro vite e nel loro lavoro. L’azienda ha lanciato un pilot pubblico, esplorando quali esperienze, valori e bisogni guidano la visione delle persone per il ruolo futuro dell’AI.

Rendendo pubblico questo ampio dataset di trascrizioni di interviste, Anthropic spera di far avanzare la comprensione collettiva di come si stanno evolvendo le relazioni uomo-AI. Attraverso questo strumento, l’azienda può creare un ciclo di feedback tra ciò che le persone sperimentano con l’AI e come questa viene sviluppata, con l’obiettivo di costruire sistemi AI che riflettano prospettive e bisogni pubblici.

La ricerca dimostra che milioni di persone stanno attivamente negoziando il loro rapporto con l’intelligenza artificiale. I professionisti stanno preservando i compiti centrali per la loro identità professionale mentre delegano il lavoro di routine per guadagni di produttività. I creativi abbracciano l’efficienza dell’AI nonostante lo stigma dei colleghi e le ansie economiche. Gli scienziati rimangono selettivi riguardo a quali compiti di ricerca affidare all’AI. Tutti, in modi diversi, stanno plasmando il futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.