Google investe 2 milioni per formare 100.000 filmmaker sull’intelligenza artificiale

C’è qualcosa di diverso nel modo in cui Google sta approcciando l’intelligenza artificiale nel cinema. Non si tratta dell’ennesimo annuncio di strumenti mirabolanti che promettono di rivoluzionare tutto – ne abbiamo visti troppi per cascarci ancora. Stavolta parliamo di educazione, di comunità, di mettere gli artisti nella posizione di guidare il cambiamento invece di subirlo.

Un finanziamento che punta sulle persone, non solo sugli algoritmi

Google.org ha messo sul tavolo 2 milioni di dollari per il Sundance Institute. L’obiettivo? Formare oltre 100.000 artisti nelle competenze fondamentali dell’intelligenza artificiale. Sì, avete letto bene – centomila persone. E no, non è un numero sparato a caso per fare colpo. Fa parte dell’AI Opportunity Fund, un’iniziativa da 75 milioni di dollari totali negli Stati Uniti che sta coinvolgendo le migliori organizzazioni educative del paese.

Mira Lane, Vice President di Technology & Society di Google, l’ha spiegata così: i filmmaker chiedono strumenti guidati dalla comunità e supportati da educazione accessibile. Attualmente solo il 25% delle aziende media sta investendo in formazione sull’AI. Il resto? Sopraffatto dal ritmo del cambiamento. E chi può biasimarli, sinceramente.

L’AI Literacy Alliance: quando i colossi del cinema indipendente fanno squadra

Il Sundance Institute non lavora da solo. Ha messo insieme The Gotham e Film Independent per creare una vera alleanza. Chiamatela AI Literacy Alliance – un ecosistema che fa tre cose concrete:

  • Stabilisce valori ed etica che proteggono la creatività umana e gli artisti
  • Sviluppa un curriculum online gratuito per colmare il divario tra curiosità creativa e competenze tecniche
  • Lancia un AI Creators Fellowship per la sperimentazione pratica

Le borse di studio includeranno anche corsi Google come AI Essentials. Non parliamo di materiale teorico astratto, ma di roba che puoi usare il giorno dopo sul set.

Il problema reale che stanno cercando di risolvere

Ecco il punto che spesso sfugge nelle discussioni sull’intelligenza artificiale nel cinema: c’è un divario enorme tra chi capisce cosa sta succedendo e chi rimane tagliato fuori. I filmmaker indipendenti – quelli che al Sundance ci vanno per presentare storie coraggiose con budget risicati – non hanno accesso alle stesse risorse delle major. Questa iniziativa prova a livellare il campo.

Flow: lo strumento che Google ha costruito insieme ai creativi

Prima di finanziare l’educazione, Google ha passato un anno intero a lavorare fianco a fianco con i filmmaker. Il risultato si chiama Flow – uno strumento di filmmaking AI lanciato a maggio 2025 e basato su tecnologie che, diciamolo, fanno impressione: Veo per la generazione video, Imagen per le immagini, Gemini per il linguaggio naturale.

Veo 3, arrivato sempre a maggio 2025, genera video con audio nativo – suoni ambientali, dialoghi tra personaggi. La versione 3.1 di ottobre ha ulteriormente migliorato l’aderenza ai prompt. Flow offre diverse modalità: Text to Video, Frames to Video, Ingredients to Video. Quest’ultima è quella interessante – permette di comporre multiple immagini di riferimento mantenendo coerenza di personaggi e sfondi.

Il programma Flow Sessions continua a fornire mentorship, educazione AI e accesso illimitato allo strumento mentre i creativi lavorano sui loro cortometraggi. Non è accesso limitato a 10 generazioni al giorno – è accesso vero, per produrre roba vera.

Quando l’intelligenza artificiale risolve problemi di produzione reali

La partnership con Primordial Soup di Darren Aronofsky sul film Ancestra è un caso studio che vale la pena raccontare. La regista Eliza McNitt aveva una visione specifica – il tipo di visione che di solito si scontra con i limiti del budget. Google ha sviluppato capacità avanzate per soddisfarla: video personalizzato per la coerenza dei personaggi, motion matching per replicare percorsi di camera 3D complessi.

Non stiamo parlando di effetti speciali facili. Stiamo parlando di risolvere ostacoli di produzione che altrimenti avrebbero richiesto settimane di lavoro in più o, peggio, compromessi creativi.

Film sull’intelligenza artificiale, non solo fatti con l’AI

C’è un programma parallelo che merita attenzione: AI on Screen, in partnership con Range Media Partners. L’idea è esplorare la nostra relazione in evoluzione con la tecnologia attraverso film che parlano di AI – non necessariamente fatti con AI. Il primo titolo, Sweetwater, affronta un tema delicato: preservare digitalmente la memoria di una persona amata. È il tipo di storia che ti fa pensare, non solo guardare.

Sundance 2026: dove tutto questo prende forma

Il festival si tiene dal 22 gennaio al 1 febbraio 2026 a Park City e Salt Lake City, con programmi online dal 29 gennaio. Google sarà presente con una sessione di approfondimento su Flow e presenterà in anteprima “Dear Upstairs Neighbors” al Sundance Institute Story Forum.

Questo cortometraggio dimostra come i modelli personalizzati di Google DeepMind aiutino gli artisti a trasformare l’arte artigianale in “quadri viventi” – mantenendo il controllo creativo totale. Quel “controllo creativo totale” non è PR speak. È la differenza tra usare l’AI come strumento e farsi sostituire da essa.

Il contesto competitivo che nessuno può ignorare

Adobe ha annunciato che l’85% dei film al Sundance 2026 sono stati creati utilizzando prodotti Adobe, con 10 milioni di dollari aggiuntivi per l’Adobe Film & TV Fund. Google ha lanciato il Global AI Film Award – premio da 1 milione di dollari per cortometraggi creati con almeno il 70% di contenuti generati usando strumenti AI di Google. Il vincitore è stato annunciato al 1 Billion Followers Summit a Dubai nel gennaio 2026.

La competizione è reale. Ma forse è proprio questa competizione a spingere verso iniziative educative invece che solo commerciali.

Cosa significa davvero per i filmmaker indipendenti

Gli strumenti non fanno nulla da soli – è l’immaginazione umana che dà loro uno scopo. È una frase che Google ha usato nell’annuncio, ma è anche una verità che i creativi conoscono bene. L’obiettivo non è più solo imparare un nuovo software. È realizzare il potenziale creativo che l’intelligenza artificiale può sbloccare per la visione specifica di ogni artista.

Se 100.000 filmmaker acquisiranno competenze AI reali nei prossimi anni, il cinema indipendente potrebbe cambiare in modi che oggi facciamo fatica a immaginare. Non perché l’AI sostituirà la creatività umana – ma perché le barriere tecniche ed economiche che oggi bloccano tante storie potrebbero finalmente abbassarsi.

Il futuro del cinema rimane nelle mani degli storyteller. Ma quelle mani avranno strumenti nuovi – e soprattutto, sapranno come usarli.