OpenAI apre le porte agli annunci pubblicitari
Ok, è successo. Quella cosa che molti temevano e altri davano per scontata: ChatGPT ha iniziato a mostrare pubblicità. OpenAI ha annunciato lunedì l’avvio dei test negli Stati Uniti per gli utenti dei piani Free e Go. Se usate il chatbot più famoso del pianeta senza pagare, preparatevi a vedere annunci sponsorizzati tra una risposta e l’altra.
Il piano Go, per chi non lo conoscesse, è l’abbonamento economico da 8 dollari al mese lanciato a metà gennaio in 171 paesi. Una via di mezzo tra il gratuito e il Plus. Chi invece paga per i piani Plus, Pro, Business, Enterprise o Education può tirare un sospiro di sollievo: niente pubblicità per voi.
La promessa di OpenAI sulla privacy degli utenti
Ovviamente OpenAI ha cercato di anticipare le critiche. Nel blog post ufficiale l’azienda scrive che gli annunci non influenzeranno le risposte di ChatGPT e che le conversazioni restano private, lontane dagli occhi degli inserzionisti. L’obiettivo dichiarato? Supportare un accesso più ampio alle funzionalità avanzate del chatbot, mantenendo la fiducia degli utenti.
Suona bene sulla carta. Ma sapete quella sensazione quando vi dicono “non preoccupatevi, i vostri dati sono al sicuro”? Ecco.
Come funziona il targeting pubblicitario
Nei test, OpenAI ha provato a mostrare annunci basati su:
- L’argomento delle conversazioni attuali
- Le chat precedenti
- Le interazioni passate con altri annunci
In pratica, se state cercando ricette, potreste vedere pubblicità di servizi di consegna alimentare o kit per cucinare. Gli inserzionisti, assicura OpenAI, non avranno accesso ai dati individuali degli utenti, solo a informazioni aggregate sulle performance degli annunci come visualizzazioni e click.
Anthropic lancia la frecciatina durante il Super Bowl
E qui la storia si fa interessante. Anthropic, il principale rivale di OpenAI, ha colto la palla al balzo. Durante il Super Bowl del 9 febbraio 2026 ha mandato in onda una serie di spot che prendevano in giro l’idea della pubblicità nei chatbot AI. Considerando che uno spazio da 30 secondi durante il Super Bowl costa circa 7-8 milioni di dollari, direi che ci credevano parecchio.
Gli spot mostravano come annunci mal integrati potrebbero rovinare l’esperienza utente. Una mossa strategica che ha fatto centro.
Sam Altman non l’ha presa benissimo
Il CEO di OpenAI ha reagito in modo piuttosto emotivo, definendo gli spot “disonesti” e Anthropic una “compagnia autoritaria”. Parole forti. Forse troppo forti per una semplice campagna pubblicitaria? La risposta di Altman suggerisce che il nervo scoperto era quello giusto.
Gli utenti sono già scettici sulla pubblicità nell’intelligenza artificiale
Non è la prima volta che OpenAI testa le acque della monetizzazione pubblicitaria. L’anno scorso ha provato a suggerire app agli utenti in un modo che sembrava fin troppo simile a pubblicità indesiderata. Il backlash è stato immediato.
Il problema di fondo resta lo stesso: come fai a fidarti delle risposte di un’intelligenza artificiale quando sai che c’è qualcuno che paga per influenzare cosa ti viene mostrato? OpenAI dice che gli annunci saranno sempre etichettati come sponsorizzati e separati dal contenuto organico. Ma basterà?
I paletti che OpenAI ha messo
Per limitare i danni all’esperienza utente, l’azienda ha introdotto alcune restrizioni:
- Niente pubblicità per gli utenti sotto i 18 anni
- Niente annunci vicino a argomenti sensibili come salute, politica o salute mentale
- Gli utenti possono vedere lo storico delle interazioni con gli annunci e cancellarlo
- Si può segnalare un annuncio, vedere perché è stato mostrato e gestire le impostazioni di personalizzazione
Il vero problema: i costi dell’intelligenza artificiale
Arriviamo al punto. OpenAI ha bisogno di soldi. Tanti soldi. Sviluppare modelli di intelligenza artificiale sempre più potenti costa cifre astronomiche. Con 800 milioni di utenti settimanali attivi, il chatbot gratuito è una voragine finanziaria.
La pubblicità è la soluzione più ovvia per monetizzare gli utenti che non pagano. Google l’ha fatto per decenni con la ricerca. Facebook con i social. Era solo questione di tempo prima che i chatbot AI seguissero lo stesso percorso.
Il rischio però è diverso. Quando cercate qualcosa su Google, sapete che i primi risultati sono annunci. Con un chatbot che risponde in linguaggio naturale, il confine tra contenuto genuino e sponsorizzato diventa molto più sfumato.
Cosa aspettarsi per il futuro dei chatbot AI
La mossa di OpenAI segna probabilmente l’inizio di una nuova fase per l’intelligenza artificiale consumer. Se i test negli Stati Uniti andranno bene, la pubblicità si espanderà ad altri mercati. Altri chatbot seguiranno l’esempio.
Per gli utenti che vogliono un’esperienza senza interruzioni, la soluzione sarà sempre la stessa: pagare. Il piano Go a 8 dollari potrebbe diventare presto meno attraente se gli annunci saranno invadenti. E OpenAI lo sa benissimo.
La vera domanda è un’altra: quanto siamo disposti a fidarci di un’intelligenza artificiale che deve tenere conto anche degli interessi degli inserzionisti? Per ora OpenAI dice che le risposte restano indipendenti. Ma come verificarlo? E per quanto tempo questa promessa reggerà sotto la pressione di generare ricavi?
