OpenAI cambia tutto (di nuovo): AGI per tutti entro il 2028

Ogni tanto arriva una tecnologia che rimescola le carte. OpenAI dice che l’intelligenza artificiale è quella tecnologia, e ha appena pubblicato il suo piano per i prossimi anni. Firmato Sam Altman e Jakub Pachocki, è un documento che parte dall’elettricità negli anni ’20 e arriva dritto a una promessa che fa girare la testa: un’AGI personale per ogni essere umano sulla Terra.

Sì, avete letto bene.

Il post inizia con un’analogia storica — l’elettricità che arriva in una cittadina rurale americana un secolo fa. Prima: acqua da trasportare a mano, vestiti lavati senza lavatrici, cibo conservato col ghiaccio, giornata che finisce col tramonto. Dopo: luce, elettrodomestici, radio, e poi a cascata tutto il resto. Nel corso del ventesimo secolo l’aspettativa di vita è salita di oltre 20 anni, il reddito mediano è triplicato (aggiustato per inflazione). Merito anche di elettricità e tecnologie correlate.

Ora tocca all’AI fare lo stesso salto, dicono da OpenAI. Ma — e questo è il punto centrale — non si tratta della tecnologia in sé. Si tratta di cosa la gente ci può fare. Aiutare qualcuno a capire una fattura medica, imparare una nuova competenza, avviare un’attività, prendersi cura di un genitore anziano, prendere decisioni legali o finanziarie complesse, trasformare un’idea in qualcosa di concreto, fare una scoperta scientifica.

Tre obiettivi, una deadline che spaventa

OpenAI dichiara tre goal principali per questa ‘terza fase’ della sua esistenza. La prima fase era ricerca pura verso l’AGI. La seconda è stata quella dei prodotti: ChatGPT, API, deployment nel mondo reale. Ora arriva la terza: rendere l’AI avanzata abbondante, accessibile, sicura, utile e abbastanza semplice da usare per chiunque.

I tre obiettivi concreti:

Costruire un ricercatore AI automatizzato. Un sistema AI che possa accelerare — e sempre più automatizzare — il processo di ricerca stesso, restando però controllabile e connesso agli esseri umani. La parte che fa alzare le sopracciglia? ‘Internamente crediamo che entro marzo 2028 una frazione significativa della nostra ricerca sarà svolta da sistemi AI in tandem con i nostri ricercatori’. Marzo 2028. Tra meno di due anni, insomma.

Accelerare l’economia. Progresso scientifico, produttività, crescita economica — con l’obiettivo esplicito che i guadagni vengano distribuiti in modo ampio. Non concentrati in poche mani.

Dare a ogni persona sulla Terra un’AGI personale. Sì, proprio così. Un’intelligenza generale artificiale personale, che ognuno possa usare come preferisce per beneficiare di una delle tecnologie più trasformative mai create.

Potere distribuito, non concentrato

Il filo rosso del documento è questo: le tecnologie trasformative possono concentrare il potere o distribuirlo. Possono rendere la vita più facile a pochi o espandere le opportunità per molti. OpenAI dice di puntare sulla seconda opzione.

‘Crediamo che il futuro più sicuro sia quello in cui il potere è distribuito su larga scala, così una porzione maggiore del mondo può partecipare alla costruzione di un ecosistema resiliente’. Non vogliono che poche aziende, governi o individui controllino tutto. Vogliono — o almeno dicono di volere — che molte persone, aziende, comunità e paesi possano costruire, beneficiare e detenere potere.

È un discorso che suona bene sulla carta. La storia ci dice che il potere concentrato crea fragilità, mentre il potere distribuito rende le società più resilienti, adattabili, libere. Ma tradurre questo principio in pratica, quando sei l’azienda che sta costruendo i sistemi più potenti del pianeta? Quella è la parte difficile.

Non vogliono automatizzare tutto

C’è una frase nel post che vale la pena sottolineare: ‘Automatizzare completamente tutto non è il futuro che vogliamo. Sarebbe insoddisfacente, e sarebbe pericoloso’.

L’AI dovrebbe aiutare le persone a perseguire i loro obiettivi, non sostituire il giudizio umano su cosa conta davvero. Man mano che i sistemi diventano più capaci, il ruolo umano diventa più importante: stabilire la direzione, fare scelte, applicare giudizio, portare valori, gusto, cura e responsabilità al lavoro.

‘Un ruolo chiave a lungo termine per le persone sarà decidere cosa vale la pena fare’. Non è una concessione — è il punto centrale della visione che stanno vendendo.

Coordinamento globale e il freno d’emergenza

Altman e Pachocki toccano anche un tema spinoso: man mano che lo sviluppo delle AI di frontiera continua, il coordinamento nazionale e globale diventerà sempre più importante. Da tempo credono che dovrebbe esistere un’organizzazione internazionale che aiuti a coordinare gli sforzi principali sull’AI per ridurre i rischi catastrofici.

Cooperazione e standard di sicurezza condivisi sono parte del percorso, soprattutto perché gli incentivi legati alla competizione commerciale e nazionale sono difficili da ignorare. E qui arriva la parte interessante: uno degli obiettivi di un’organizzazione del genere dovrebbe essere rendere possibile un’azione coordinata a livello mondiale, incluso rallentare lo sviluppo di frontiera quando necessario, così che resilienza sociale, sicurezza e allineamento possano tenere il passo.

Un freno d’emergenza globale sull’AI, insomma. Facile a dirsi, complicatissimo da costruire.

L’AI che fa ricerca sull’AI

Una delle affermazioni più forti del documento: ‘Crediamo che l’AI che fa ricerca sull’AI diventerà il fattore determinante del ritmo di progresso entro i prossimi anni’.

Questo conta perché l’allineamento — far sì che l’AI faccia quello che vogliamo davvero — è un problema di ricerca difficile. Per fare progressi rapidi e profondi, i ricercatori di OpenAI avranno bisogno di sistemi AI che possano aiutare a testare idee, trovare errori, esplorare alternative, iterare insieme a loro.

Ma progresso tecnico più veloce rende il giudizio umano e il coordinamento pubblico più importanti, non meno. Il futuro dovrebbe essere plasmato da persone, istituzioni e società — non solo dalle aziende che costruiscono i sistemi più potenti.

Una promessa enorme, una scommessa altrettanto grande

Alla fine, questo post è una dichiarazione d’intenti. OpenAI dice: stiamo passando dalla fase ‘costruiamo l’AGI’ alla fase ‘rendiamola accessibile a tutti’. L’economia sta già iniziando a rimodellarsi attorno all’AI. La domanda centrale ora è come rendere l’AI avanzata abbondante, economica, sicura, utile e abbastanza semplice perché ogni persona e organizzazione possa trarne beneficio.

La capacità di frontiera è solo una parte del lavoro. Il compito più grande è trasformare quella capacità in strumenti che le persone possano davvero usare per prosperare.

Se ci riescono — e quel ‘se’ pesa parecchio — l’AI potrebbe diventare una base per maggiore produttività, creatività, progresso scientifico e opportunità economica per molti. Se sbagliano, rischiamo un futuro in cui poche istituzioni controllano la maggior parte della capacità e la maggior parte dei vantaggi.

Marzo 2028 non è lontano. Vedremo.