OpenAI ha appena pubblicato un contropiede durissimo ad Apple. E non è il solito comunicato aziendale — stavolta hanno allegato gli screenshot delle conversazioni. Tutti.
La vicenda è questa: Apple ha fatto causa a OpenAI accusandola di aver rubato segreti commerciali tramite ex dipendenti. Classico tema da guerra tra tech giants. Il problema? Stando a quanto riporta OpenAI, Apple avrebbe costruito la propria narrativa su una serie di errori imbarazzanti.
L’avvocato che ha confuso due cognomi asiatici
Primo capitolo: Apple sostiene di aver contattato OpenAI a febbraio senza ricevere risposta. OpenAI replica che l’avvocato esterno di Apple — Gabriel Gross di Weil, Gotshal & Manges — ha mandato l’email alla persona sbagliata. Come? Confondendo due cognomi asiatici. Non uno scherzo: Gross ha scritto a Che Chang (General Counsel di OpenAI) pensando di scrivere a un altro Chang, un ex dipendente Apple.
Ma la cosa si complica. Gross manda una seconda email a Che ringraziandolo per ‘la telefonata appena avvenuta’ e per la sua rapida collaborazione. Peccato che Che Chang non abbia mai parlato con lui. Mai. La risposta di Che è lapidaria: ‘Questo tizio di Weil dice di rappresentarvi. Per qualche motivo sta mentendo sul fatto di aver parlato con me al telefono. Non so chi sia e non abbiamo mai parlato’.
Gross si scusa il giorno dopo ammettendo l’errore: voleva rispondere all’altro Chang, ha cliccato sul thread sbagliato. Può capitare, certo. Ma quando stai costruendo una causa legale da milioni di dollari contro una delle aziende AI più visibili al mondo, forse un controllo in più non guasta.
L’accesso residuo che Apple non gestisce
Secondo punto: Apple accusa Chang Liu di aver avuto accesso a informazioni riservate dopo aver lasciato l’azienda. Vero. Ma — e qui OpenAI pubblica gli iMessage — sono stati i dipendenti Apple a contattarlo chiedendogli aiuto per recuperare file e informazioni per il loro lavoro. Non il contrario.
Le conversazioni sono lunghissime e dettagliatissime. Liu che aiuta i colleghi a fare AirDrop di 64GB di file dal suo ultimo giorno in ufficio. Che risponde a domande tecniche settimane dopo essere uscito. Che viene ringraziato con emoji e ‘anche se non lavori più qui sei il migliore’. Apple ora parla di ‘accesso residuo’, ma OpenAI ribatte che è un problema noto e ricorrente di Apple stessa: quando le persone se ne vanno, i permessi sui file non vengono revocati correttamente.
Il risultato? Ex dipendenti che vogliono fare la cosa giusta si ritrovano con accesso a materiale aziendale senza nemmeno saperlo. O peggio: vengono contattati dai vecchi colleghi che gli chiedono aiuto proprio su quei file.
Tang Tan e i 24 anni in Apple
Terzo accusato: Tang Tan, descritto da OpenAI come ‘uno dei leader più innovativi’ di Apple, con 24 anni di servizio. Apple lo accusa di voler usare segreti commerciali. OpenAI risponde che Tang è sempre stato chiaro con il team: niente informazioni riservate da altre aziende. Punto.
Sam Altman e soci aggiungono una nota polemica ma legittima: ‘Avremmo preferito che Apple sollevasse questi problemi prima di fare causa’. Invece niente. Cinque mesi di silenzio dopo l’email di febbraio in cui l’avvocato scriveva di ‘risolvere eventuali problemi’, poi boom — causa federale con richiesta di ingiunzione preliminare.
La difesa di OpenAI: noi i vostri segreti non li vogliamo
La posizione ufficiale di OpenAI è netta: ‘Non abbiamo né vogliamo alcun segreto commerciale di Apple. Siamo molto più interessati a costruire prodotti innovativi che spingono la frontiera’. Tono altezzoso? Forse. Ma accompagnato da prove documentali punto per punto.
Apple, dal canto suo, continua a modificare la propria narrativa — secondo OpenAI — aggiungendo accuse vaghe su altri ex dipendenti. Una tattica che OpenAI prevede si ripeterà.
Quello che rende questa storia particolare non è solo il merito tecnico della disputa. È il fatto che OpenAI abbia scelto di pubblicare tutto: email, iMessage, nomi (parzialmente oscurati), timestamp. Una mossa rischiosa ma efficace sul piano della comunicazione. Perché quando dici ‘Apple sta sbagliando’ e poi alleghi gli screenshot delle conversazioni in cui i loro dipendenti ringraziano il tuo assunto per l’aiuto tecnico… beh, il messaggio arriva forte e chiaro.
La causa continua. Ma intanto il dibattito si è spostato: non più solo ‘chi ha rubato cosa’, ma ‘chi ha gestito peggio l’uscita dei dipendenti’. E su questo fronte, al momento, Apple non sembra messa benissimo.
